Calici di Stelle: La degustazione

Ad aprire la nottcalici-di-stellee di San Lorenzo, Sorso proprone la seconda edizione di Calici di Stelle, la rassegna dedicata al vino con esposizione e degustazione, dei prodotti del territorio.

L’organizzazione, ha pensato bene di creare un precorso, sia culturale che enogastronomico molto azzeccato, infatti oltre a visitare i vicoli e le piazze più antiche e suggestive della Città del Vino, c’è stata la possibilità di seguire il percorso enogastronomico più indicato, cosa che generalmente è la nota dolente in altre organizzazioni simili.

In cosa consiste? Semplice, il turista vero e proprio, come il turista nella sua città, come ero io ieri, aveva una serie di tickets che partivano dal vino bianco, accompagnato da pesce, a seguire, solo vino bianco, poi rossi e carne, solo rossi, e finire con moscati e dolci, e frutta.

Questo iter è semplicemente perfetto, poichè parte con l’aperitivo per eccellenza, ovvero il bianco, che serve per preparare lo stomaco alla digestione, e non a caso è stato accostato all’ottimo pesce, che preparato come ieri esaltava molto le caratteristiche di vini come il Duca dell’Asinara, e La Pagliastra, vini diversi, che hanno dato la possibilità al degustatore di scegliere tra il vino da tavola come La Pagliastra, che dona una buona gamma di profumi, e una leggerezza nel gusto, tanto da creare il miglior accompagnamento per le insalate a base di prodotti di mare; oppure il Duca dell’Asinara, un vino che può essere più presente come gusto, poichè ha una serie di sapori e profumi che danno la possibilità di accostarlo a piatti di pesce in salsa o alla griglia, oppure semplicemente con antipasti di cozze, vongole, cannolicchi, sposa perfettamente la sua acidità, con la dolcezza del prodotto.

Lasciate queste prelibatezze, accompagnate da un ottima bossanova, si poteva accedere allo stand del vino bianco, dove la possibilità di consumare solo vino bianco è ottima nell’ottica di continuare il percorso, poichè i vini bianchi proposti in questi stand, sono vini molto leggeri e di struttura molto semplice, che permettono di “sciacquare” la bocca, dal gusto del pesce e prepararlo per la carne…

trio-archi-sorso-calici-di-stelleQuindi, dopo aver bissato il Duca (scusate la sincerità, ma a me piaceva molto), mi diriggo verso il prossimo stand, rossi e carni, passando tra piazzette antichissime, alcune con un terzetto di archi, altre con un trio di chitarre acustiche, mi attende una chilometrica fila, per quello che sembra essere lo stand, più promettente, tanto che le promesse vengono mantenute, le carni e i salumi presentati sono semplicemente ottimi, il gusto è molto particolare, deciso, ma non fastidioso, e quì la scelta del vino diventa difficile, scelgo uno Jennos, cannonau che niente ha da invidiare a Jerzu, il bouquet di profumi racconta di uve passite, di castagne, e insolitamente, e la cosa non può che farmi aumentare l’apprezzamento, di Trio-chittarre-acustiche-Sorso-calici-di-stellevioletta (per chi non fosse avvezzo alla pratica di esame olfattivo del vino deve sapere che trovare sentori floreali così delicati in vini così corposi è un tocco d’autore, una cosa rarissima), l’accostamento con i piatti proposti è da 10 e lode, poichè la struttura decisa di questo vino tende a contrastare il sapore pieno della carne, e crea in bocca uno sposalizio di sapori unico.

Mio malgrado lascio questa isola felice del palato, per dirigermi verso un altro “Pocciu”, questa volta dedicato solo ai rossi, che bevuti da soli sono di ottima compagnia, coin un letto di Rithm&Blues, faccio la fila pensando a cosa scegliere, per non offendere il Duca, decido per un Barone dell’Asinara, vino per me sconosciuto, e ammetto che faccio un ottima conoscenza, un vino dal colore molto brillante, quasi ramato come riflessi, il che vuol dire che l’uva è stata medicata molto poco, i profumi di melograno e mosto, danno acnora più corpo ad un vino leggermente tannico, ma questa è una caratteristica comune in vini di questa struttura, ammetto che accompagnarlo ad un cinghiale in agrodolce, o ad un’arrosto di pecora sarebbe la cosa migliore, possibilmente facendolo ossiginare un pò.

Dopo il Barone, faccio una leggera pausa per ammirare le opere d’arte dei nostri artisti, e passeggiando raggiungo piazza Santa Corce, dove oltre a belle opere di incisione, trovo lo stand dei dolci, e quì il discorso cambia, poichè se prima, il vino doveva avere le caratteristiche opposte al piatto per potersi esaltare a vicenda, in questo caso le caratteristiche devono essere simili, sennò si richia di non apprezzare niente, infatti molta gente non è riuscita a gradire l’accostamente moscato-dolci secchi, infatti il Moscato di Sorso è ottimo se accostato a semifreddi di frutta, o a torte di frolla, si perde un pò con il resto dei piatti da dessert, io in questo caso ho preferito il Passito, infatti un vino quasi liquoroso, che offre una buona secchezza che accompagna in bocca il gusto dei papassini e delle tiricche, favoloso quando il connubio si ha con le formaggelle, poichè il retrogusto delle uve passe trova l’aggancio perfetto che fa rimanere in bocca il sapore per  molto tempo.

Chiudo questo post, rinnovando i complimenti all’organizzazione, e facendoli alla città e ai suoi cittadini che hanno contribuito tutti alla bella riuscita della manifestazione, e nell’attesa del prossimo appuntamento, guardo il mio calice che oggi ha ospitato molte stelle… (606)

4 Responses to "Calici di Stelle: La degustazione"

  1. Mario  11 agosto 2009 at 20:51

    Complimenti per il tuo post, se non avessi assistito all’evento da te descritto, e avendone sentito a parer mio gli stessi sentori da te esposti, non posso che congratularmi con te per la splendida descrizione della manifestazione.
    Gli angoli visitati durante il percorso proposto dagli organizzatori, mi hanno fatto tuffare nella mia infanzia..trascorsa appunto in quelle viuzze, che sono state il teatro naturale della splendida manifestazione…..

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