Curraggia un’inferno indimenticato 28 luglio 1983

Curraggia per non dimenticare

Per non dimenticare pubblicchiamo questa ricostruzione degli eventi di quella tragica giornata del 28 luglio 1983 sulla collina di Curraggia (Tempio Pausania)…ricordo benissimo la giornata pioveva cenere su Sassari distante decine e decine  di chilometri dal luogo della tragedia,  l’aria irrespirabile da quanto era calda. Qui di seguito quanto scritto nella ricostruzione del ricordo da parte  di Emiliano Deiana

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28 LUGLIO 1983

Non avevo che 9 anni.
Mi ero sfiancato insieme agli altri della banda giocando a pallone a ridosso del cimitero. Il Platini degli stazzi se ne sta tornado a casa insieme al suo miglior amico.
Caldo infernale di fine luglio: mezzogiorno di fuoco. Una nuvola di fumo nero sovrasta la montagna sulla quale è sorto questo paese: “chissu è fogu / quello è fuoco”, “eja, chissu è fogu / si, quello è fuoco”, “chizi zi brusgja tutti / qui ci brucia tutti”.
Il paese è abitato solo dai bambini, dalle donne e dai vecchi perché gli uomini in forza sono tre giorni che spengono il fuoco nelle campagne circostanti. Non dormono da tre giorni quegli uomini.

Babbo è tre notti che non torna a casa: non si sa se sia vivo o morto. Nessuno sa se il proprio padre, figlio o marito sia crepato fra le fiamme o intossicato dal fumo.
La camionetta del comune viaggia da una parte all’altra del territorio guidata dai volontari.
La nuvola si avvicina e si è alzato un vento bastardo, una specie di scirocco che arriva direttamente dal Deserto dei Gobi.
Le donne e i bambini si sono radunati a ridosso della piazzetta per scrutare il fumo che sembra uscire da Li Monti Incatinati.
“È allongu / è lontano” ripetono le donne per rassicurare i bambini.
“Allongu un cazzu / lontano un cazzo” bestemmia fra i denti nonno Carabinu.
Ad un certo punto come un boato esce da Cuccaru Santu una fiammata d’inferno: “molti semmu / morti siamo” come una litania.
Le fiamme avvolgono tutto.
Gli uomini tornano veloci, sporchi, stremati.
Le donne corrono insieme ai bambini alle fontane per riempire le autobotti arrivate scariche d’acqua.
Vedo babbo, un fantasma.
Fidali si è messo un fazzoletto sulla bocca e sul naso che sembra un bandito del Farwest. Ricordo come una visione nonna aggrappata a nonno. Anche lui a 85 anni vuole andare fra le fiamme. Lo ferma Fiocco: “ziu Franziscu Antò, turretivinni a casa / zio Francesco Antonio tornatevene a casa”.
Poi non lo so.
Sono ore che passano e istanti infiniti, eroismi piccoli e grandi per salvare la creatura di tutti. Forse per miracolo il paese si salva.
Sembra tutto finito.
Gli uomini fantasma si concedono una birra al bar perché oggi è tutto gratis nei bar e nei negozi.
Poi senti ancora voci, la sirena lancinante.
Il fuoco è ripartito da sotto il paese. Un nuovo innesco. Via di nuovo. Tutti.
Bestiame che arriva per le vie, donne col rosario. Cristalli di cenere come neve malata.
Il fuoco si dirige verso La Fumosa. In due minuti è sulla collina di Curraggjia a portarsi via le 9 vite di quei poveri disgraziati che come fantasmi neri lottavano contro la potenza assurda del fuoco. Era il 28 luglio 1983.
[Emiliano Deiana]

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*Non esiste il Diavolo, è solo Dio quando è ubriaco.
Tom Waits

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