DIARIO DI VIAGGIO: Siviglia.

In questi giorni si sente tanto parlare della Spagna intesa come squadra di calcio impegnata nel campionato europeo in svolgimento tra l’Ucraina e la Polonia, ma ciò che oggi mi appresto a raccontarvi non ha nulla a che vedere con l’arte pedestre. Si tratta di un viaggio fotografico, relativo ad una recente minivacanza a Siviglia in compagnia della mia dolce metà, nel quale sono raccolte sensazioni, immagini ed emozioni che, spero, possano esservi utili qualora decideste di fare una puntatina in una delle città più calde d’Europa.
A proposito della temperatura, ancor prima che il velivolo posasse le ruote sulla pista, lo stewart della compagnia aerea ci dava il benvenuto in terra iberica sottolineando che durante il nostro soggiorno a Siviglia ci saremmo sentiti come tacchini dentro il forno.
Cosa che abbiamo potuto constatare sulla nostra pelle non appena siamo scesi dalla scaletta dell’aereo: 37° alle 21 di sera.
Già perché a quell’ora il sole è ancora abbastanza alto nel cielo e tramonta circa alle 22.
Abbiamo alloggiato presso l’Hotel America, sito in Plaza Duque del la Victoria, dal quale con pochi minuti a piedi si può raggiungere quasi tutto ciò che c’è da vedere nella capitale dell’Andalusia. Dalla finestra della nostra camera, al quinto piano, potevamo godere di un’ottima vista sulla cattedrale la quale nelle ore notturne, grazie ad una particolare illuminazione, assume un’atmosfera molto suggestiva.
Complice la stanchezza, oltre quattro ore di viaggio (due di macchina per raggiungere l’aeroporto di Elmas (Cagliari), da dove parte il volo Ryanair diretto per Siviglia e la rimanenza per la tratta aerea), dopo aver effettuato una breve ricognizione nei dintorni dell’hotel ci siamo abbandonati tra le braccia di Morfeo.
Primo giorno: dopo un’ottima colazione consumata nella pasticceria La Campana, la più antica della città, ci siamo tuffati nei vivaci vicoli, pieni di negozi, che portano al centro storico. Percorrendoli ci ha colpito un particolare curioso: per fare ombra vengono stesi da una parte all’altra della strada, dei grandi teli.
D’obbligo la visita alla cattedrale, la terza al mondo per grandezza dopo San Pietro a Roma e Saint Paul in Inghilterra e la più grande in stile gotico. La visita, (ingresso 8 euro) vi terrà impegnati per almeno due ore, nelle quali potrete ammirare grandi capolavori della pittura, il sepolcro di Cristoforo Colombo e, custodito all’interno di una teca blindata, un piccolo ramo della corona di spine portata da Gesù Cristo durante la passione. Compreso nel prezzo del biglietto c’è la salita alla Giralda, un campanile alto circa cento metri. Per l’ascesa non dovete salire un considerevole numero di gradini ma semplicemente camminare su comode rampe inclinate, un tempo utilizzate per arrivare sulla cima in sella ad un cavallo. Raggiungerete la meta un po’ affaticati ma i vostri sforzi saranno ripagati da una vista mozzafiato e potrete contemplare l’intera città dall’alto.
Considerato che non si vive di sola cultura e bei panorami abbiamo voluto prendere confidenza con i piatti locali. In una delle taverne che circondano la cattedrale, Las Escobas in calle Alvarez Quintero, abbiamo gustato una portata composta da cinque tapas (piccole porzioni dei piatti tradizionali della cucina andalusa) accompagnata dall’ottima sangria.
Ricordate che a Siviglia, come in altre città della Spagna, i pasti slittano di due ore rispetto alle abitudini italiane: pranzo dalle 14 in poi e cena dalle 22. In tutti i giorni del nostro soggiorno la già citata canicola ci costringeva a trascorrere le prime ore del pomeriggio chiusi in albergo, a santificare l’inventore dei climatizzatori, per riprendere le vie cittadine dopo le 17,30.
Non si può assolutamente andare a Siviglia senza vedere uno spettacolo di flamenco. Noi lo abbiamo fatto nell’auditorio Alvarez Quintero, sito nell’omonima via, dove per 15 euro abbiamo assistito ad un’ora di suggestivo spettacolo.
Secondo giorno: visita a una gemma dell’architettura mudejar: las Reales Alcazar (fortezza reale). Giardini curati in deliziosi cortili e fontane ricoperte da azulejos, tipica ceramica ancora prodotta nell’antico quartiere di Triana. Nella stessa giornata ci siamo recati in Plaza d’Espagna, enorme e bella da lasciare senza fiato. Nel suo perimetro, al piano terra, troverete le panchine, anche queste in ceramica, che rappresentano le province Spagnole.
Ritornando in albergo ci siamo piacevolmente persi nel barrio di Santa Cruz, un dedalo di vicoletti sui quali si affacciano le bianche facciate delle abitazioni dai terrazzini fioriti.
Terzo giorno: visita alla sontuosa “Casa di Pilato”, arredata con mobili risalenti al 1500. Passeggiata sulla sponda del Guadalquivir dove si trova da Torre dell’Oro, sede del museo nautico e l’arena della Real Maestranza. Nel pomeriggio, attraversato il ponte di Triana, ci siamo ritrovati nel quartiere degli artigiani, in prevalenza ceramisti. Prima di cena breve visita al Museo delle Indie, nei pressi dell’ufficio turistico.
Quarto giorno: Giornata dedicata allo shopping in calle Sierpes e vie adiacenti prima di recarci all’aeroporto per fare rientro a casa.
Vi consiglio di evitare contatti con donne che insisteranno per regalarvi un rametto di mirto o rosmarino poiché come allungate la mano l’afferrano per leggerci il vostro futuro e alla fine chiedono con insistenza del danaro in banconote in quanto, a loro dire, le monete sono maledette.
Un ultimo consiglio: se decidete di andare a visitare la perla dell’Andalusia non fatelo nei mesi estivi perché, come si dice da quelle parti, “SEVILLA ES MUY CALIENTE”.

Gianfranco Fine

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