Foto paranormali (ma false) 2° Parte

macchina_fotografica

Ghost2

In questa foto abbiamo una figura dalla vaga forma umana che si staglia in quello che sembra un corridoio abbastanza scuro. Già lo scenario richiama atmosfere poco tranquillizzanti, tipiche dei film horror. Si vede inoltre che la figura al centro non è un’ombra, perchè non poggia sulla parete in fondo al corridoio, essa si staglia più o meno a metà strada tra chi osserva e il fondo. Se provate ad ingrandire con un normale programma di visualizzazione immagini, noterete che i pixel sono distribuiti uniformemente, e che i contorni della figura sono genuini, e non aggiunti o ritoccati in un secondo momento elaborando l’immagine tramite un programma di fotoritocco. Si tratta dunque di un autentico falso paranormale, scusate il gioco di parole.Le tecniche per ottenere un autentico falso sono numerose, una, banale, l’abbiamo vista con le fate di Cottingley. Un’altra consiste invece nella doppia esposizione, ovvero l’immagine “paranormale” è già impressa sulla pellicola, e scattando nuovamente lo stesso fotogramma inseriamo la figura in un ambiente. Tecniche simili venivano utilizzate dai famosi fotografi spiritici, che facevano ritratti dei loro clienti in cui immancabilmente di fianco a loro compariva una figura umana, che il manipolatore affermava essere lo spirito di un loro caro scomparso. Per evitare queste truffe, molti clienti portavano essi stessi le lastre fotografiche, in modo da non permettere la tecnica della doppia esposizione, allora si ricorreva ad un altre trucco. Il soggetto si metteva in posa con alle spalle quello che sembrava un muro bianco. In realtà tra il muro vero e il soggetto ci poteva essere un velo bianco indistinguibile, dietro il quale, al momento dello scatto, un complice del fotografo si posizionava per far comparire un’ombra nella foto che sembrava incombere sul cliente.  In realtà molti spiritisti non hanno bisogno di ricorrere a trucchi sofisticati, in quanto chi si rivolge ad essi spesso è già predisposto a credere in queste cose, un pò per paura della morte, un pò perchè si vuole credere che i propri cari estinti stiano bene.

Nella foto che ho proposto, quindi, possiamo ipotizzare che nell’edificio sia morto un’operaio durante la sua costruzione, e che portando la foto al familiare della vittima gli facciamo credere che il suo spirito sia ancora lì. Sembra banale per chi non vive un lutto tremendo, ma se fossimo senza cuore e facessimo un tentativo di imbrogliare qualcuno in questo senso, avremmo ottime probabilità di riuscita. Ovvio che la foto è un falso, e nel posto non credo che sia morto nessuno, e anche se fosse, quello non è certamente il suo spirito. A meno che non sia io stesso uno spirito, visto che quello sono io!

Non si tratta di doppia esposizione, non in senso stretto almeno, perchè le macchine digitali che permettono questa funzione sono poche, e tra queste non rientra la mia (potete cerificarlo guardando le specifiche tecniche della Canon EOS 350D, la macchina che utilizzo), ma per ovviare a questa lacuna, possiamo sfruttare le opzioni avanzate della macchina fotografica. Innanzitutto, alcuni indizi che portano a pensare che nello scatto ci sia qualcosa che non quadra.

1) La foto ha un’ottima profondità di campo, quindi necessariamente si tratta di un’impostazione del diaframma molto stretta, per la precisione è un 50 mm impostato in f22.

2)Nonostante il corridoio sia poco illuminato, balza subito all’occhio che non c’è il “rumore” tipico delle foto digitali fatte in ambienti bui. Questo signica che chi ha scattato lo ha fatto a bassa sensibilità. Per la precisione a 100 ISO

3) La foto è completamente ferma, non ha il tipico effetto “mosso” che si avrebbe in condizioni di scatto così sfavorevoli. Tanto più che è abbastanza palese che non è stato usato alcun flash, in quanto l’illuminazione è naturale, quella ambiente, mentre un flash avrebbe illuminato (male) solo la prima parte del corridoio, lasciando assolutamente al buio il resto (provare per credere).

A questo punto, qualcuno avrà già capito, ma vediamo in dettaglio come è stato costruito lo scatto. Occorre una macchina fotografica, digitale o a pellicola, con cui si possano impostare i tempi di scatto lunghi, e che abbiano la funzione di autoscatto, per evitare il mosso durante la pressione del pulsante (personalmente ho utilizzato un pulsante remoto, ma io utilizzo una reflex, e non tutti ce l’hanno). In secondo luogo abbiamo bisogno di un cavalletto, preferibilmente con la testa orientabile anche in verticale, per avere un’ottima inquadratura di soggetti come il corridoio in figura. Dobbiamo disattivare l’intervento del flash (nelle reflex è semplice, nelle compatte bisogna entrare nelle impostazioni tramite i menu). Dobbiamo impostare la macchina completamente in manuale, o semiautomatica, impostando voi i tempi di scatto se avete un esposimetro interno (reflex only) oppure lasciando decidere alla macchina i tempi di apertura, ricordandosi però di non far attivare il guadagno di sensibilità (compatte) che sgranerebbe malamente la foto e soprattutto si otterrebbero dei tempi di scatto inaccettabili per lo scopo. Indicativamente, io ho scattato con un tempo di esposizione di 20 secondi.

Inquadrato l’ambiente, piazzato il cavalletto e impostato la macchina, non dovete far altro che scattare e aspettare. Una volta che l’otturatore si è aperto, dovete far trascorrere circa la metà del tempo previsto per lo scatto con l’ambiente vuoto, dopodichè vi metterete (ad una distanza a vostra discrezione) nella scena cercando di non muovervi troppo una volta messi in posizione ottimale, e vi rimarrete finchè l’esposizione non sarà terminata. Il risultato è quello che vedete in figura, e la “solidità” dell’immagine dipenderà da quanto tempo vi siete esposti davanti all’obiettivo. Con le digitali comunque avrete la possibilità di provare e riprovare finchè non sarete soddisfatti del risultato.

Se avete amici impressionabili, potete memorizzare una foto come questa, dopodichè farete una foto dell’ambiente davanti a lui affermando che qualcuno vi ha raccontato che vi sono dei fantasmi che si aggirano inquieti. La foto, ovviamente, la farete a mano libera e senza trucchi, anche con il flash, ma a lui farete vedere quella che avete già memorizzato nella macchina fotografica, magari cancellando quella appena fatta con la scusa di “cercarla”.

Ovviamente, però, informatelo subito dopo averlo spaventato che si tratta di uno scherzo. 😉

Ora che ci penso, Halloween è vicino, e la notte delle streghe è in arrivo……

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