Gurusele, tra folk e riscoperta della storia

Antonio Cherchi del movimento folk "Gurusele"

Nella foto Antonio Cherchi del movimento folk “Gurusele”

Nell’era del videotelefono, del pc portatile e della super tecnologia è sempre più difficile salvaguardare la propria origine e la propria tradizione. Ma è proprio grazie a questa che ogni popolo si distingue dall’altro come quello occidentale da quello orientale.
Partiamo da Sassari dove da poco meno di 2 anni è nato “Gurusele”, un gruppo folk che non ha scopo di lucro e ha tra i suoi fini la promozione e la tutela del patrimonio sardo, del Logudoro ma soprattutto del Sassarese.
La Sardegna, terra tra le più antiche del mondo, affonda le sue origini in epoche lontanissime ed è legatissima alle proprie tradizioni e soprattutto alla propria religione. Di fatti non manca occasione per i sardi di festeggiare da gennaio a dicembre un Santo o una ricorrenza che rievochi la propria storia, con la maggiore concentrazione verso maggio dove l’isola festeggia Sant’Efisio e a Sassari viene effettuata la “Cavalcata Sarda”, manifestazione folk che ripercorre con tutti i costumi della Sardegna una storia lunga dalla notte dei tempi.
Anche “Gurusele”, così come tutte le altre associazioni folk sfilano nel percorso della cittadina sassarese mostrando alla gente che numerosissima accorre per l’evento, il proprio carico di storia e tradizione, nella fattispecie del costume tipico della cittadina sassarese che fu visionato ed approvato dal professor Gian Mario Demartis, direttore e responsabile del settore etnografico del museo di Sassari e  artefice della ricostruzione attualmente accettata.
Partendo dalla storia di questo gruppo si evince da subito il profondo attaccamento alla madre terra sassarese che già dal nome “Gurusele” è più che significativo. Significa infatti “Rosello”, col nome della popolarissima fontana di Sassari che è ormai diventata il simbolo di una città sempre più amante della propria storia e tradizione. Tale nome infatti si è avuto da una ricerca sui monumenti del centro storico di Sassari, di cui la fontana fa parte da secoli. Ma il nome trae origine anche da un fiume, il Rio Gurusele che scorreva nella valle da cui la fontana traeva le sue acque. Ma non sono gli unici 2 significati. Anche una delle porte delle antiche mura di Thathari che si affacciava ad est su questa vallata prendeva il nome di “Porta di Gurusele”. In seguito il nome si è trasformato in Gurusello e poi Rosello.
Sin dall’inizio della sua attività il movimento si è distinto dagli altri per la sua particolare attenzione all’organizzazione ed esecuzione di corsi di ballo sardo presso scuole, enti pubblici e privati, circoli ricreativi e culturali di Sassari ma anche dell’hinterland.
La neo associazione sassarese partecipa anche in maniera attiva a serate di beneficenza organizzate da varie associazioni di volontariato, a processioni religiose e animazioni culturali indossando l’antico abito tradizionale di Sassari e incontrando sempre e ovunque la simpatia e l’attenzione del pubblico, forse anche per il forte tratto giovanile che l’associazione ha.
Ma non è tutto. Tale associazione esegue inoltre attività di ricerca sull’abbigliamento degli antichi sassaresi, sul ballo sardo e sulle tradizioni popolari sarde. Dal 2003 il gruppo di ballo è seguito da Angela Mela, insegnante e coreografa anche di altri gruppi folkloristici.
Attualmente l’associazione tiene anche lezioni di ballo sardo presso la palestra della scuola di San Giuseppe a Sassari, sia per principianti “adulti” sia in versione “mini – folk” (per bambini) con l’obiettivo di coinvolgere sempre più i sassaresi nella riscoperta non solo del ballo sardo ma anche della propria storia e vestiario, storia che pareva ormai scomparsa per sempre oltre 150 anni fa.

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