I “vocabolari” dal Sassarese-Italiano……

  1. Caz: “,” (si può tranquillamente sostituire con il simbolo punteggiato della virgola).
  2. Tram: Autobus
  3. Girami li guglioni: “Per cortesia gradirei essere lasciato in pace, grazie.”
  4. Figlioru di bagassa: Allusioni dell’interlocutore sulle origini poco nobiliari della madre del ricevente.
  5. Fatti ri gazzi doi: “Le consiglio di non occuparsi di vicende altrui.”
  6. Poni a bì: “Mi verserebbe una bevanda, per favore?”
  7. Mi che ti parto: Di questo passo mi costringerà a usare le maniere forti.
  8. Escine un giro: L’interlocutore fa richiesta , per ragioni di prove tecniche, del veicolo del ricevente per valutarne l’efficienza.
  9. Escimene da culo: L’interlocutore fa presente al ricevente che, in quella specifica porzione di superficie, non sarebbe molto indicato sostare, invitandolo a lasciarla libera.
  10. A te le fai una storia: Modalità con la quale un individuo, generalmente il maschio, chiede la mano della sua amata.
  11. A ti metti?: Modalità estrinseca con la quale un individuo vorrebbe ufficializzare l’avvenuto fidanzamento.
  12. Mancu mostha!!!: Purtroppo il cuore dell’amata vergine è già impegnato, per tanto con rammarico si nega al principe.
  13. Ma a correre però: In questo altro caso, la giovane corteggiata fa presente allo sfortunato condottiero innamorato che sarebbe disposta a far valere tutte le sue doti atletiche pur di sfuggire alla presenza , se pur irresistibile, del nostro principe.
  14. Cazz! Ogna troncu di pacioccu: Un sussulto fa evidenziare la particolare bellezza di una rappresentanza del gentil sesso.
  15. Oh , ebbè?: “Salve, come stiamo?”
  16. Oh cazz ebbè?: Idem come sopra.
  17. Gosa gazzu boi?: L’interlocutore si accerta del motivo per la quale un individuo presta le sue attenzioni.
  18. Caz ognia cecciu: “Per dinci che cerchio alla testa.” Affermazione con la quale il nostro personaggio ci vuol portare a conoscenza del suo momentaneo stato psico-fisico alterato, probabilmente cagionato dall’eccessiva ingestione di bevande alcoliche locali.
  19. Occi’a gà l’hai?: L’interlocutore si premura di stabilire l’eventuale riferimento alla sua persona, durante lo svolgersi di un dialogo, manifestando palesi intenzioni poco amichevoli.
  20. Occiu a me vi’ r’ hai?: In questo caso l’interlocutore chiede conferma del suo coinvolgimento in un discorso che lo vede protagonista. L’avvenuta conferma potrebbe provocare reazioni tipo definizione n.7 e/o conseguenze affini.
  21. Arregga ra graviglia: L’ora di pranzo è vicina, per tanto lo chef ricorda che è giunto il momento di cucinare le vivande. “Per gentilezza mi potresti portare una griglia?”
  22. Ti ni varia un raiu: Espressione che riporta la memoria alle antiche guerre epiche nobiliari. In questo caso l’interlocutore spera in un imminente avvenuta di un maleficio che porti sconforto nei confronti del suo avversario.
  23. Azz! Ognia sega: Questa espressione paragona l’atto di auto-stimolazione sessuale maschile a un evento particolarmente piacevole, così da sottolinearne la reale situazione emotiva positiva.
  24. Azz! ogni pitorra: Un individuo allo specchio nota che in effetti il suo training procede a gonfie vele, e che è particolarmente compiaciuto dell’ampiezza della muscolatura del torace.
  25. Te!! Arrasta: In questo caso due conoscenti si incoraggiano nell’aggiudicarsi le pietanze in quanto vi potrebbe essere il rischio che esse terminino (riferimento particolare a feste, cene private, matrimoni o altro).
  26. Non hai cumpresu un cazzu: Modo cortese per avvertire che l’idea che si ha riguardo un determinato avvenimento non corrisponde al vero.
  27. Ebbè mascì!!!: Dal francese ‘mon cher'(mia cara), sta a indicare un modo assai cortese e affettuoso per richiamare l’attenzione di una vergine che ha suscitato particolare interesse nel cuore del giovane principe della contea di ‘Mont Rosell’. Questa affermazione può accompagnarsi, o essere preceduta, da un lieve sibilo vocale tipo usignolo conosciuto con il nome di FRÙSCIU (dal verbo fruscià – fischiare).
  28. Ponimi ra faccia in curu: L’interlocutore manifesta una certa irrequietezza causata da un disaccordo verso il ricevente, invitandolo pertanto a intraprendere un viaggio culturale in un determinato luogo anatomico umano, così da visionare più da vicino tale archivio ed eventualmente trovare un accordo.
  29. Vai in ora mara: Questa è una tipica espressione gioviale, ma non troppo, di colui che stabilisce un determinato lasso di tempo, in questo caso individuando l’ora, nel quale egli spera che avvenga una fatalità allo sfortunato interlocutore.
  30. Ebbè, ma no zi ni dai?: Nel rituale dell’accoppiamento il giovane condottiero, assai propenso, si accerta della disponibilità della principessa nel portare a termine detta procedura.
  31. A fora ri pindacci: È in corso una dura e cruenta battaglia tra fazioni avverse. Allorché l’una sta momentaneamente avendo la meglio sull’altra tanto da far pensare che vi sia la presenza di stregoni che stiano decidendo le sorti della disputa. Uno dei partecipanti o degli spettatori, invita queste oscure e malefiche presenze ad abbandonare il campo di battaglia.
  32. A zi ra femmu una sudadda?: Invito romantico e ricco di galateo per invogliare la propria compagna a un accoppiamento senza preliminari e senza motivazioni sentimentali rilevanti.
  33. Zi vidimmu a ra torres!/Boni veshti!:“Buona fortuna!/Salve!/Arrivederci!”
  34. Ooh! Al matherland ho visto questo chiuahua! Cazz era seccante! Me lo volevo imboscare nel giubbotto e poi me ne fuggivo! : Al matherland (comune giostra che visita Sassari circa una volta l’anno) ho visto un chiuahua! Era veramente bello! Avrei voluto prenderlo con me, nasconderlo nella mia giacca e andare via!
  35. Guà cazz fratè! Se uno ti guarda negli occhi gli devi dire come minimo OOOh cosa gazzu sei abbaiddendi? Poi al massimo gli parti! Perchè se non gli fai niente si sparge la voce cazz!: Ehi amico, se una persona ti guarda negli occhi devi come minimo chiedergli cosa vuole, poi potresti usare le mani. Se non farai ciò potrebbe spargersi la voce e non è una bella cosa.
  36. O frate mi ni sei magnendi lu zaibeddu, modo per dire al proprio interlocutore che sta rompendo i sacrosanti con le sue parole.

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