Il dialetto di Sassari è nato a Sorso? (seconda parte)

Mi scuso subito con i lettori per il ritardo accumulato nella pubblicazione della seconda parte (la prima parte la trovate pubblicata qui), ma ora con documenti alla mano siamo in grado di raccontarvi, grazie a questo studio di Enzo Espa di oltre trent’anni fa, come stiano le cose secondo le sue ipotesi.

Vi auguro una buona lettura.

Carlo Moretti

UN’IPOTESI EMERSA DALLA LETTURA DEI DOCUMENTI DEI MAESTRI FERRAI (Seconda parte):

E mi documento, trascrivendo alcuni atti dei maestri ferrai di Sassari, tratti dalle carte del Fondo Noce.

“Jesus et Maria in Tatarj a 26 de genargiu de 1570. In Dei nominj amen eo Rafaelle de Limontj baljsterj, fato una missa narrar dogna qujda zoest su jogia jn sa capella de Santu Alo in sa nostra confraria de sa nostra arte et po cantu apo a como eser vivu jn custu mundu hapo como pagare a raxione de otto ljras s’anu bator ljras su die de S.Alo de lampadas et su restu aj como unu annu ut subra et custu de fato curadores et manjmasores a sos oberajos qui la fetan narrer dogna qujda sa jogia et custa l’ana a narrer sos prejderos fìgìos de fraus e sos pius propincos segundu sos cabidolos nostros et custa est sa ultjma vuluntade mja et quj do podere quj mj potana sucutare sos dìtos oberaios de dita santidade dogna annu et po quj est sa verjdade de fato su presente atu de manu mia propria jn su liberu de santu Allo hoe in Tatarj a 26 de bennargiu de 1570 Eo Rafaelle de Ljmontj baljsterj manu propria”.

Gavino Casarazo, notaio, sottoscrivendo un documento del 2 settembre del 1601 dichiara: “…sa causa prò qui son istados factos congregare etajuntare este qui sa capella et congregacione nostra at et possedet unu censale de propriedade de quentu liras…” Il 4 di gennaio del 1602 a Sassari, i maestri dell’arte stendono un documento in cui è detto: “In nomen de nostru sennore deu hic ajuntados et congregados jn sa ecclesia de su gloriosu santu Elegui constructu foras et aprobe sas murallas de sa presente ciìtade…”.

Nello stesso 1602, il 16 di gennaio, tutti i maestri dell’arte stendono un documento del tenore: “Sa causa prite san jstados congregados est pro qui happo trattadu su qui sos dies passados istettit determinadu sanairer jn sa capella de su gloriosu santu Eligui quale est de sa confraria nostra… “, Silvestru Capuxeddu, il 25 novembre del 1619, dando conto della sua attività di obriere, dichiara in registro: “…hapo rezevi du dae Baingiu Musina oberaiu fuit in annu passadu noranta sette liras undighi soddos et bator dinaris…”. Nel 1621 mastru Austini Ays, obriere, prende i conti da J. A. Grimaìdi “…de totu su carrigu bene et legalmente cun sos discarrigos qui legittimamente at dadu…”. missa de pius de sas qui si costumat

L’archibugiere

Nel 1631, 13 di luglio tre maestri esaminano un allievo per il riconoscimento di abilitazione all’arte, onde poter “levar tienda”, cioè aprir bottega. “Felippu Zenoardu, genoese pro de archibuseri et tanchaduras aprobadu pro tanchaduras dae mastru Baingiu de sa Musina et pro archibusos dae mastru Giuanne Maria Leone…”.

Nel 1647, il 25 luglio, si affidano al maestro J. F. Aisone “… tres libros, duos de tibia qui sunt sos actos de sos sensales et s’ateru de sos capitulos et tres bergaminos de indulgensias pius ses tiagias pius battor anguelos qui servint pro su altare…”.

Anche il 5 luglio del 1654 mastru Raffaele Massone consegna “… sa cantidade de degue sete liras de dinaris segundu istat expressadu in sa diffinisione sua…”.

In documento dell’11 giugno 1675 (voi. III F.N.) si legge: “… qui pro cantu sa ditta Capella de su gloriosu Santu Alò si agatat meda povera et necessitada pro causa qui dogni terza non si pagat si non vinti soddos per ogni mastru cui venit a esser baranta soddos su annu et pro ditta causa de non pagare si non baranta soddos su annu venit faltare sa celebrassione de sa m’issa quotidiana qui dogni die si accostumat narrer in ditta Capella de Santu Alò constructa in sa primaciale eclesia metropolitana turritana de Santu Nigola…”.

Il 30 agosto 1694 i maestri ferrai riuniti nel convento di san Agostino stendono un atto di contabilità del seguente tenore: “Havendesi congregadu totu sa maiore parte de sa maestranza de frailargios in su oratoriu de su conventu de santu Austinu extra muros de custa cittade a fine et efetu de leare contos de carrigu et discarrigu a mastru Juanne Pedru Coasina oberaiu maggiore fuit su annu passadu de su gloriosu santu Elogi su quale at dadu bonu et leale contu ditu Coasina hoe in Tatari a trenta de austu de 1696. Proptu Tolu teste”.

Rosello e Billellara

Questi documenti io li ho esaminati, studiati, trascritti dieci anni fa, quando avevo intuito che c’erano molte cose nuove da dire circa il dialetto parlato a Sassari e nella vicina incontrada di Romangia.

Ma non potevo dire bruscamente agli amici sassaresi: “Voi parlate un dialetto che non è il vostro, un dialetto che avete preso in prestito da qualche paese “di fuori”. E tanto meno potevo dire, per quel tal rapporto che si è definito nei secoli tra quelli di Rosello e quelli della Billellara:”Ohè, il dialetto sassarese ve lo hanno portato da Sorso o dalle campagne, tanti anni fa, magari in una di quelle circostanze in cui Sassari sì e spopolata di molta della sua gente, per una carestia o per una peste, come spesso è accaduto. E perciò i sassaresi sono dovuti ricorrere proprio a quelli di Sorso, per coltivare le campagne e per tutti gli altri lavori. E i sorsesi, oltre che le loro braccia e il loro lavoro, per fare un dispetto a quelli di Sassari, hanno anche portato la loro lingua”.

E in qualunque forma o modo, anche garbato, voi doveste dire queste cose, trovate sempre uno che si offende, senza neppure avere il gusto di dire: “Fammeli vedere, per favore questi documenti che ti ha dato il signor Costantino Noce, in cui si dice che i maestri ferrai di Sassari nel Cinquecento, nel Seicento e nel Settecento scrivevano nella lingua del Logudoro!”.

E perciò, da dieci anni a questa parte, nonostante i miei giusti sospetti, io queste cose non le ho mai dette. Anche perché mia moglie, nata da padre sorsese, aveva comincialo a gongolare, quando io le avevo accennato alla questione. E perciò queste cose non le ho mai volute scrivere prima, proprio per non darle una soddisfazione cosi palese.

Sassari e Sorso

Ne ho parlato un giorno anche all’avvocato Ugo Puggioni e a Francesco Tanda, entrambi con certificato anagrafico rilasciato a Sorso, tanti anni fa. Mi hanno detto che il mio discorso andava benissimo, e che le mie ipotesi non erano proprio ipotesi, ma la “giusta verità”.

Ma certamente lo facevano per spirito di parte. Il dialetto di Sassari è nato a Sorso o nelle campagne, e di qui è entrato bell’e fatto nella città! Lo so: oggi mi guadagno la possibilità di avere un ricordo marmoreo a Sorso. Forse anche una statua equestre, data la eccezionalità della notizia. O almeno una epigrafe in una delle vie nuove della periferia, in regione di Maccia di Lari. Ma a Sassari? A Sassari non potrò più uscire in istrada né di notte né di giorno. E tanto meno potrò affacciarmi a Porta Utzeri o dalle parti di San Sisto, per non essere indicato a dito…

Enzo Espa

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10 Responses to "Il dialetto di Sassari è nato a Sorso? (seconda parte)"

  1. Sussincu  27 agosto 2008 at 09:33

    ecco che un segreto viene svelato al volgo, li sassaresi so figli a ri sussinchi.

  2. Angelino Tedde  30 agosto 2008 at 17:21

    Nel 1558 il padre gesuita venuto a sassari a prendersi cura del testamento del Fontana e in altre circostanze del periodo in cui scrive ai suoi superiori sostiene che nella città si parla il corso, il sardo,l’italiano, il castigliano, il catalano. Il corso era parlato certamente anche nella romangia oltre che in gallura.
    Si vedano in proposito gli studi e il dizionario sardo-corso di Mauro Maxia. Sostenere che li sussinchi abbiano regalato a sassari con la loro presenza il dialetto mi pare quanto meno azzardato. Se poi si vuol sostenere che la contiguità territoriale abbia portato a sassari molti sussinchi ad abitarvi e ad incrementare l’uso del corso-sassarese-sussinco allora credo lo si possa opinare ragionevolmente.
    E i portotorresi a chi li lasciamo? Insomma, che dialetti di territori contigui si mescolino e s’incrocino è sotto gli occhi della storia e di tutti. E perché non pensare invece che gli zappatori sassaresi abbiano occupato le campagne ricche di sorso incrementando l’insediamento urbano portandovi il corso di Sassari? Si vdano a riguardo i lavori di Raimondo Turtas.
    Buenos dias

    Anglino Tedde
    Insomma chi più ne ha più ne metta.
    Angelino Tedde

  3. Romangia punto net  8 settembre 2008 at 11:35

    Il ns. articolo non voleva che essere una sorta di spunto per far partire il dialogo in questa nostra piccola città.
    Dialogo che manca, neanche il campanilismo ha fatto da apripista, ma non demordo.

    Comunque la ringrazio per il contributo che ha voluto riservare al ns. articolo e auspichiamo un suo dotto intervento per quanto riguarda la storia di Sorso…so che lei può….
    Grazie

  4. mario  10 settembre 2008 at 11:20

    A proposito del dialetto di Sorso,secondo gli studi fatti proprio dal Wegner si evince che il dialetto di Sorso risulti più antico di quello parlato a Sassari per una caratteristica fònetica e cioè la D detta “cuminale” tipica delle parlate più antiche ,tant’è che una delle differenze tra dialetto di Sorso e quello di Sassari sta proprio nelle frasi che anno la desinenza con la D es.chiDDu , poi che i due dialetti si sono sicuramente influenzati a vicenda non ve dubbio. Per quanto riguarda Porto Torres una delle teorie è che durante una delle tante incursioni nel porto romano da parte di invasori la popolazione si sia spinta più verso l’interno però seguendo la costa verso Sorso ed anche quà il loro dialetto ne sia stato influenzato(per questo vengono definiti sussinchi di ischogliu.

  5. Tore  28 ottobre 2008 at 13:58

    Scusate, ma voi parlate per supposizioni?… dove avete letto che a sorso si parlava il sorsese? ci sono testimonianze di questo? e a porto torres cosa si parlava? visto che comunque sono i piu’ vecchi di tutti? Che io sappia la storia dice che il dialetto è stato coniato dentro le mura di Sassari principalmente dai nobili che in precedenza parlavano il logudorese!!! certo che si parlava il logudorese, ma anche nel dialetto di sorso che sarebbe sassarese ci sono molti termini in logudorese, e sorso da dove li avrebbe presi? non credo che i contadini della zona di romangia avessero contatti e scambi mercantili con i logudoresi, quelli li avevano a sassari, QUESTA E’ STORIA,non me la sto iventando.Sia a porto torres che negli altri luoghi di mare compresa anche Sorso si parlavano il pisano il genovese il corso ed in seguito anche il catalano come voi ben sapete, ma il dialetto sassarese comprende tutto questo unito anche al logudorese, sinceramente non credo che ne i contadini ne gli scaricatori di porto di allora siano riusciti ad inventare tale dialetto, scusate ma non è una critica nei confronti dei vecchi contadini o dei portuali, ma è solo logica! il dialetto sassarese è un dialetto inventato per gli scambi mercantili! è mischiato con troppe lingue per essere nato come lingua a se! é nato a Sassari.

    Ciao e grazie a tutti.

  6. Romangia punto net  28 ottobre 2008 at 15:17

    @Tore:
    è molto probabile che non hai letto la prefazione dell’articolo che qui ti riporto

    “ma ora con documenti alla mano siamo in grado di raccontarvi, grazie a questo studio di Enzo Espa di oltre trent’anni fa, come stiano le cose secondo le sue ipotesi.”

    come vedi sono le ipotesi e di ipotesi si tratta come la storia che tu citi..sono solo ipotesi questi qui sopra sono state scritte da uno studioso di linguistica tale Enzo Espa piu di Trenta anni fa ….io sono solo un piccolo ragioniere che si diletta a scrivere e a raccontare ….cmq grazie per il tuo commento…

  7. Angelo  11 febbraio 2009 at 16:34

    Sicuramente questa ipotesi non è da scartare, ma io sono invece convinto che anche a Sorso anticamente si parlasse il Loguderese, proprio come a Sassari, e che le influenze corse ( ma per essere più precisi genovesi e pisane) abbiano modificato la lingua parlata dell’epoca, soprattutto nelle zone del Nord Sardegna (con particolare attenzione a quelle sempre più vicine alla vicina isola della Corsica).
    Tale mutamento dovuto a motivazioni, di carattere sia storico/politico che economico, è da inquadrare nelle vicissitudini che hanno caratterizzato la Sardegna in quella particolare fase storica (1300- 1600), fatta soprattutto di dominazioni costiere e rapporti commerciali con l’esterno.
    Si tratta sicuramente delle stesse complesse motivazioni che hanno fatto in modo che a Sennori, per esempio, paese che dista solo poche centinaia di metri da Sorso, sia rimasta come lingua parlata il Logudorese (perchè, anche se con qualche caratteristica autoctona, in tale categoria viene inquadrata dagli studiosi, la lingua parlata in questo paese) stessa lingua usata in tutti gli altri paesi alle sue spalle e situati nelle zone più interne (Osilo, Nulvi, Martis ecc.).

  8. Romangia punto net  20 agosto 2012 at 14:55

    tu sicuramente sei un discendente di stirpe sussinca è ga ti femma più!!!

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