Il dialetto di Sassari è nato a Sorso ?

Proponiamo ai lettori un saggio di Enzo Espa , di oltre trenta anni fa, relativo ai dialetti sardi.

Il brio narrativo, la puntualità, la ricchezza e la serietà della documentazione rendono la rilettura sempre più gradevole e affascinante.

UN’IPOTESI EMERSA DALLA LETTURA DEI DOCUMENTI DEI MAESTRI FERRAI (Prima parte):

Io, certe volte, non sono un uomo coraggioso, lo confesso. Ho tutti i numeri per dire il contrario: la mia nascita e l’educazione a Nuoro, la vita un po’ spericolata, le mie strane scelte, in tutti i campi; ma non sono un uomo coraggioso.

Da dieci anni ho un problema che mi cruccia, e che si presenta lucidissimo nella mia mente, con tanto di documenti: secolo, anno, giorno, e soprattutto la firma, a chiare lettere, di un testimone o di un notaio. Ma non ho mai avuto una tal carica di coraggio per dire le cose che pensavo.

Da dieci anni a questa parte ho cominciato a nutrire il sospetto che il dialetto sassarese, contrariamente a quanto è stalo detto dai più insigni cultori della materia, da Wagner, Bottiglioni, Tomaso Napoli, Meyer Lubke, fino a L. Bonaparte, Mallzan, Sauna, Guarnero, Spano, Angius, Tola, non è nato all’interno della città di Sassari, attorno alle mura del Castello, o dentro il perimetro della città “storica”.

Il dialetto dì Sassari è nato altrove, forse neppure molto lontano, ma non è nato in città. Questo sospetto, un pò provocante e così ardito, io ho cominciato a nutrirlo leggendo una serie di documenti stesi dalla mano dei maestri ferrai di Sassari, riuniti sono l’invocazione di sant’Alò.

I documenti me li ha forniti un giorno il signor Costantino Noce; li aveva trovati nel cantuccio di una bottega di fabbro e li custodiva con cura, per la sua devozione al gremio, di cui è uno degli ultimi superstiti.

Un giorno mi ha detto: “Guardi, Enzo Espa, che cosa ho trovato!”.

I DOCUMENTI

Io ho cominciato a sfogliare tra quelle carte, tutti i i giorni, e studiavo le pagine che spesso si frantumavano per l’umidità, e restavano tanti piccoli coriandoli ingialliti dal tempo. Leggevo con attenzione, prendendo appunti, trascrivendo i documenti e i testi che mi sembravano importanti.

E così ho cominciato a mettermi in confidenza con tutti quei fatti e con quei protagonisti, con la sensazione che non tornassi indietro nel tempo lontano, ma che quegli uomini io li avessi veramente conosciuti, al tempo della mia infanzia; e che fossi entrato nelle loro botteghe per vederli lavorare in quell’arte di cui erano insigni maestri.

De Hays, Cesarachio, Baranguer, Pittalis, Solinas, Porcu, Castiglia, Pasca, Candioto, Pois, Mura, Detory, Diana, Florenzana, Ventura, Villino, Oddo, De Novella, Fatachio, Rustarello, Manunta, Pasquali, Ruys, Manganaro, Quasina…: nomi presenti in tutti i secoli, per quella devozione al mestiere, che voleva che i figli seguissero sempre l’arte dei padri. I documenti sono scritti da lavoranti di indubitabile, modesta estrazione; fabbri ferrai, ramai, stagnini, magnani, balestrieri, orafi ecc. Stendendo i documenti della loro Confraternita, e se si vuole del loro gremio, questi umili maestri dell’arte di sant’Eligio, nel 1500, nel 1600. e anche nel 1700, non hanno mai usato, per dare conto del bilancio della loro maestranza, una sola parola del dialetto sassarese, come sarebbe stato doveroso. La loro lingua è sempre la lingua logudorese: una lingua assai simile a quella che oggi si parla ad Ossi, a Ploaghe, ad Uri o ad Ittiri, anche se, talvolta, la grafia viene stabilita in certe forme spagnoleggianti.

Questa constatazione mi ha condotto allora a pensare che anche l’autorità municipale, e quella religiosa, quando si è trattato di comunicare in forma diretta e immediata col popolo sassarese, hanno sempre usato la lingua del Logudoro.

STATUTI SASSARESI

II Codice degli statuti sassaresi, all’inizio del 1300, è stato tradotto dal latino in lingua logudorese, perché il popolo potesse capirlo meglio.

Le Ordinanze cittadine del 1400,1500 e 1600, qualunque materia contenessero, sono sempre pubblicate in lingua logudorese, anche se dirette esclusivamente alla città e al popolo di Sassari. E altrettanto dicasi per le Grida. Consultate, se volete, il bel libro di Ginevra Zanetti sulla vita delle maestranze sassaresi del 1400 e 1500. E la Chiesa che lingua usava? Tutti gli atti che emetteva per comunicare col popolo, o all’interno della città, o nella diocesi, erano sempre trascritti in Ialino o in logudorese.

Ma non mi ha colpito tanto come scrivevano o comunicavano l’autorità civile e religiosa; mi ha colpito quella tal mania di scrivere nella lingua logudorese degli associati alla confraternita di sant’Alò: gente umile, priva di molta cultura, e che certo non disponeva di tante lingue o di più dialetti. Stendendo i documenti di confraternita, che avevano valore solo ad uso interno del gruppo, era agevole e necessario che disponessero della lingua parlata. E se i maestri ferrai di Sassari hanno compilato i registri del gremio utilizzando la lingua logudorese, è evidente che quella era proprio la loro lingua.

Diversamente perché lo facevano? Per creare fastidi, molti secoli dopo, al Wagner, al Guarnierio e a tutti gli altri? Gli studiosi hanno detto che il dialetto sassarese è una lingua logudorese fortemente italianizzata; o anche che il dialetto sassarese è una lingua italiana fortemente logudoresizzata.

E cosi si sono messi in regola. Il dialetto sassarese sarebbe nato in città per le influenze linguistiche di dominatori pisani e genovesi, e il popolo avrebbe man mano abbandonato la sua lingua, quella del logudoro, per assumere le forme di una cultura “altra”. Io a tutte queste cose ho cominciato a non credere da dieci anni a questa parte, anche se non ho avuto il coraggio dì dirlo. E avevo tutte le mie buone ragioni e i sospetti.

(continua) Enzo Espa

Quando si insinua un dubbio, io sono il primo a cercare soluzione. Abbiate pazienza e vi farò partecipi anche della seconda parte.

Vi saluto cordialmente, Carlo Moretti.

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  1. Sossincu | Ago 18, 2008 | Rispondi

    e ini bhoi ghi sia naddu lu sassaresu si noni in Sossu?

  2. Romangia punto net | Ago 19, 2008 | Rispondi

    Hei amico Ztaramonte, stiamo trepidando in attesa della seconda parte…..a sorso fremono e i sassaresi tremano…….

1 Trackback(s)

  1. From Il dialetto di Sassari è nato a Sorso? (seconda parte) : Romangia punto net | Ago 25, 2008

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