Oggi vi presentiamo un liutaio PINO ANDREA Fini….una eccellenza artigiana

Pino Andrea Fini, l’incantevole liutaio di Sorso

12002957_1236218996404596_3070398487571996639_ndi Piero Murineddu

A parlarmene fu la sorella Maria Antonietta, da vario tempo trasferitasi in Toscana. Saranno trascorsi due anni circa da quando lo contattai, con la promessa che prima o poi mi avrebbe sentito bussare alla sua porta, cosa che finalmente è avvenuta lo scorso dieci marzo, insieme a mio cognato Giorgio. Di poco più avanti in età di lui, non ricordo di averlo mai incontrato in paese. Perché Pino Andrea Fini, pur abitando a Ittiri dal 1981, dove si è sposato con Maria Cossu, è nato a Sorso 57 anni orsono. La sua accoglienza è molto cordiale. Da subito mi colpisce la scritta “Carabinieri” ben in evidenza sul maglione che indossa, e non posso fare a meno di chiederne motivo. Ci dice che dopo aver lavorato in ambito dell’edilizia e dell’agricoltura, dove era adibito al trasporto di grossi automezzi, la Ditta da cui dipendeva gli aveva proposto il trasferimento per qualche tempo in Arabia. Nel mentre aveva fatto domanda per entrare nell’Arma, e nell’85 viene accettata. Il carabiniere lo ha fatto fino al 2012, diversi anni in vari centri del continente e successivamente in Sardegna. Durante il servizio che prestava presso un piccolo centro non distante dal capoluogo di provincia, Sassari, successe un fatto gravissimo che stravolse la sua vita e quella della sua famiglia: al rientro a casa, sulla circonvallazione di Ittiri, un’auto guidata da una persona sotto l’effetto dell’alcol fa perdere il controllo della moto su cui viaggiava il suo unico figlio, Andrea. Purtroppo, il giovane non riesce a sopravvivere al forte impatto col terreno. Diciannovenne, studente presso il Tecnico Statale per Geometri di Sassari, allegro e sempre sorridente, appassionato di musica e di motori. Una sofferenza devastante per Pino e Maria, attenuata dalla grande e sentita partecipazione dell’intero paese al loro lutto e principalmente dalla fiduciosa speranza che il distacco fisico non avrebbe posto termine al grande amore che li aveva uniti al loro Andrea. “Nei battiti più profondi del nostro cuore, nei pensieri più nascosti ci sei e ci sarai sempre tu”, hanno scritto nel necrologio ad un anno dal triste evento.

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Per qualche anno i tanti amici del ragazzo hanno organizzato un Memorial in suo onore, ma è da qualche tempo che Pino e Maria hanno rinunciato a dare il loro consenso, forse perché il clima di festa che normalmente e comprensibilmente ne consegue ha l’effetto di risvegliare in loro la sofferenza di quei giorni d’ottobre del 2009.

Babbo Pino ha conservato dentro delle scatole tutti i componenti della batteria che il figlio suonava con grande passione. Sono lì, tristemente non utilizzati. Non esclude di farne dono a qualche giovane desideroso di studiare questo strumento a percussione. Dopo il grave fatto, per un certo periodo Pino rimane in aspettativa dal lavoro, fin quando non accetta di svolgere per due anni circa un lavoro amministrativo presso la caserma di Sassari, e questo fino al suo anticipato pensionamento. Pino è da giovanissimo che ha avuto l’estro di costruire da sé oggetti vari, compresa una chitarra, con la quale, come molti di noi, ha iniziato a strimpellare le canzoni di Battisti, magari iniziando dai tre accordi LA MI RE della “Canzone del sole”. Qualche coetaneo per questa sua capacità inventiva gli aveva messo un soprannome che tutto sommato non era neanche offensivo, ma Pino rifuggiva le etichettature, voleva essere riconosciuto col nome dato dai genitori, per cui ci racconta di aver appioppato qualche lieve “ischafiottu” (sganassone) a chi persisteva nel chiamarlo come a lui non piaceva. Mi assicura che il buontempone non si è più permesso. Un giorno, l’ancora giovanissimo Pino aveva acquistato un violino in un negozio di cinesi per ottanta euro, comprendente di archetto e custodia. Una cifra irrisoria, considerando che le sole quattro corde costano una cinquantina di euro. E’ da questo momento che inizia per lui l’interesse per questo strumento. Inizia a cercare su internet tutto ciò che riguarda il violino, ad iniziare da come si accorda e a conoscere i materiali che lo compongono. Decide così di dedicarsi alla loro costruzione, e davanti allo scetticismo della moglie, le risponde seraficamente: “ Eh che….. se ci son riusciti i cinesi, perché non ci devo riuscire anche io?”. Si dà da fare per approfondirne lo studio, recandosi anche per tre volte in un solo anno a Cremona, centro importantissimo dell’arte liutistica avviata da Andrea Amati dopo il 1500 e proseguita dalla sua famiglia. Fa visita a diversi laboratori di liutai, informandosi, osservando, chiedendo, confrontando. Progressivamente apprende l’arte del costruire questi nobili strumenti a corda. Ed è proprio quest’arte che Pino porta avanti con molta precisione e passione nel laboratorio che ha ricavato nella sua bella casa di Ittiri, fornito di tutto ciò che necessita per mandare avanti questa particolare attività, che assicuro, è di massima precisione, e d’altronde non potrebbe essere altrimenti.

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3022dsc_0002 (1)3163dsc_0228

7732dsc_0031Tutto lo spazio è occupato da sgorbie e pialle di ogni dimensione, dime, bisturi, coltellini, tavole armoniche, crine di7234dsc_0084 cavallo per gli archetti, macchinari per il taglio, attrezzature costruite da lui stesso secondo la necessità. Tutto sistemato con estremo ordine. Un’aspirapolvere gli impedisce d’inalare le polveri e i vari residui di verniciature, oltre che di posarsi tutt’intorno. Il materiale occorrente se lo fa portare grezzo e in certe quantità. Qualche componente gli viene dato da un amico falegname. Pino mi dice che secondo lo strumento a cui lavora, dedica diverse ore delle sue giornate, per cui non gli rimarrebbe tempo per dedicarsi ad eventuali richieste di riparazioni. Per questo indica il suo amico Ettore, che opera a Sassari.

 

Nella bacheca chiusa del laboratorio son custoditi bellissimi violini, costruiti da lui secondo il modello “Stradivari”. Ci spiega che si distingue da altri modelli per le due particolari F sulla cassa armonica, le due C laterali e dalle precise altezze della cassa. Pino costruisce violini, certo, ma anche viole e violoncelli, come quello che ci fa vedere, che ha comportato quattro mesi di lavoro e che ci descrive nei minimi particolari, specialmente dietro le domande incalzanti di Giorgio, particolarmente interessato a questo piccolo tempio  di creazione artistica.

Naturalmente, la sua attenzione e il suo tempo è occupato anche nel costruire chitarre. Ottime chitarre. Come quella 4661dsc_0501 (1)dalla quale ho fatto uscite alcuni accordi arpeggiati che mi hanno dato l’illusione di essere un grande “concertista”, grazie alla forte sonorità e limpidezza delle note. Merito appunto della preziosità dello strumento, più che per mie particolari capacità che non penso di avere. Manco a dirlo, la marca rimanda al suo nome.

Di tanto in tanto, per far conoscere il suo lavoro e per cercare il necessario confronto, necessari per tentare di migliorarsi sempre più, non manca di partecipare a rassegne oltre mare

 

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Tempo fa Pino aveva iniziato a dedicarsi anche alla pittura, e le cose che ci fa vedere, farebbero pensare che se avesse12939553_1369713043055190_474319324_n continuato, sicuramente avrebbe eccelso anche nell’arte dei pennelli. A riprova di ciò, lungo le scale che portano al piano superiore vi si trova raffigurato lo splendido viso di una giovane parigina. Poco prima, all’interno del laboratorio, abbiamo anche viste impresse su tela le fattezze del viso che aveva provocato positivo stupore in un suo capitano, raffigurato appunto nel quadro. Ma la meraviglia maggiore ce la dona un Crocifisso, tenuto solitamente nella stanza da letto, e che per l’occasione il nostro 12966345_1369712216388606_1186189174_nospite ha portato alla nostra visione: l’Uomo dei dolori, certamente, ma privo di alcun segno di ferite e di sangue che potrebbero far indugiare troppo sull’aspetto pietistico,  puntando quindi direttamente all’aspetto salvifico, attaccato ad una croce che si staglia su uno sfondo scuro, col viso di un giovane del posto che ha fatto da modello. Ai piedi dell’uomo attaccato alla croce vi è i nostro martoriato pianeta, questo si sanguinante a causa delle continue  tragedie causate dalla ferocia umana e dalla perversa volontà autodistrutiva. Illuminatolo adeguatamente per cogliere meglio le varie cromature, ci troviamo a vivere una breve ed inaspettata “liturgia”, riempita da accennate considerazioni ma soprattutto da un rispettoso silenzio, quasi contemplativo.

Bella e graditissima visita quella fatta a Pino Andrea. Nel salutarlo, sento il bisogno di abbracciarlo, sia per ringraziarlo della sia disponibilità e per riconoscerne la grande arte, ma forse soprattutto come segno di vicinanza a due genitori che son stati privati dal vedere il loro unico figlio crescere e gioire di una lunga vita.

 

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Prima di concludere, voglio condividervi delle bellissime considerazioni fatte da un violinista di fama, Luca Braga, dopo aver conosciuto il nostro Pino. A voi

 

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Dopo averlo conosciuto, anch’io condivido le parole di Luca.

Previo appuntamento, Pino è sempre disponibile a far vedere i suoi lavori, oltre a vendere quelli già realizzati  ed eventualmente a costruirne altri con particolari richieste.

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