SE LA VITA COMINCIA A QUARANT’ANNI …

Correre in bici a livello agonistico, a cinquant’anni suonati, è una vera sfida. Se poi chi lo fa si aggiudica sei titoli regionali possiamo tranquillamente affermare che la sfida è vinta. Sto parlando di Antonello Puggioni, campione regionale di mountain bike, categoria Master 5, per sei volte negli ultimi dieci anni. Antonello ci accoglie nella rimessa delle bici dove, seppur impegnato a curare le sue creature, ha gentilmente accettato di raccontarsi ai lettori di Romangia.net.
Innanzitutto grazie per aver accolto il mio invito al quale, da persona schiva quale sei, sono sicuro avresti preferito dire di no.

Parto subito con le domande Antonello, cos’è che spinge uno sportivo ad iniziare e portare avanti una disciplina dura come il ciclismo nonostante l’età?
Ciò che mi spinge è una grande passione per lo sport in generale ed il ciclismo è quello nel quale riesco ad esprimermi nel modo migliore. Mi sono avvicinato a questa disciplina grazie ad una persona speciale, un grande amico e presidente della squadra per la quale corro ormai da tanti anni: Massimo Melis. Lui ha fatto tanto per il ciclismo in Sardegna e aveva ancora molti progetti da realizzare ma, purtroppo, è venuto a mancare due anni fa. Per me è sempre stato un punto di riferimento e sicuramente la persona che più mi ha spinto a dare il massimo in questo sport.
Praticare la mountain bike in maniera agonistica richiede sicuramente dei sacrifici. Quante ore dedichi all’allenamento e come è articolato?
Il ciclismo è uno sport molto duro e ci si può preparare in vari modi. Per cimentarsi a livello agonistico è necessario svolgere allenamenti mirati e riferiti alle caratteristiche del proprio organismo. Si effettuano dei test prima, durante e dopo l’allenamento per stabilire i valori e i mutamenti che l’allenamento stesso comporta, quindi ci si regola di conseguenza. Mi alleno per 2-3 ore al giorno per 7 giorni, compresa la gara, alternando carichi e scarichi di lavoro.
Come riesci a conciliare la tua professione con lo sport? Immagino che anche in questo caso sia necessaria una grande forza di volontà?
Conciliare sport e lavoro non è semplice poiché affrontare gli allenamenti non in condizioni ottimali vanifica il miglioramento che la preparazione dovrebbe dare. Cerco quindi di concedermi, dopo il lavoro, una o due ore per ricaricare le batterie.

Non si può parlare di sacrifici senza tirare in ballo le rinunce. Segui una dieta particolare? Hai delle tabelle alimentari alle quali ti attieni?
Ho iniziato gli allenamenti sotto la guida di un amico che è un grande campione della disciplina. Paolo Baduena con la sua esperienza mi ha iniziato agli allenamenti programmati, ma solo da pochi anni, affidandomi a Fabrizio Baralla, atleta e fondatore della Triathlon Team Sassari, ho affiancato alla preparazione una dieta che contribuisce in maniera molto importante a migliorare le prestazioni dell’atleta. Sono molto grato alle due persone che ho citato perché è grazie a loro che in questo sport ho ottenuto grandi soddisfazioni.
Per curare la forma fisica e poter partecipare alle gare spesso rinunci a stare in famiglia. Cosa ne pensano tua moglie e le tue figlie?
Questa è una domanda che dovresti fare a loro ma mi offre l’occasione per aggiungere a coloro che ho già ringraziato una persona speciale. Parlo di mia moglie che mi ha sempre sostenuto e, quando può, mi segue sui campi di gara. E’ lei che ricopre anche il mio ruolo quando sono assente per gare o allenamenti e sono certo che non avrei potuto praticare il ciclismo a questo livello se non avessi avuto il suo prezioso appoggio.
Ho esordito presentandoti ai lettori come vincitore di sei titoli regionali. Per arrivare a questo risultato hai partecipato a un consistente numero di gare: precisamente quante ad oggi?
Non saprei darti un numero preciso. Ho disputato oltre 150 gare di cross country alle quali vanno ad aggiungersi, quando non si disputa il campionato di mountain bike, numerose gare su strada.
Quante di queste ti hanno visto sul gradino più alto podio?
La contabilità in queste cose non è il mio forte, posso però dirti che il mio anno migliore, sotto la guida di Fabrizio Baralla, è stata la stagione 2010-2011, nella quale ho vinto 9 gare su 10.
Cosa ti dicono i giovani che a volte devono faticare per riuscire a starti dietro?
Premetto che le mie vittorie sono relative alla categoria per la quale corro, con avversari della mia stessa età, ma nel circuito di gara ci si misura anche con atleti di altre categorie che partono prima o dopo, a seconda dell’età. E’ una grande soddisfazione raggiungere e sorpassare concorrenti che hanno la metà dei miei anni, soprattutto quando a fine gara ricevo i complimenti da parte loro e ciò mi riempie d’orgoglio.
Nella tua decennale carriera sportiva hai girato la Sardegna in lungo e in largo e chissà quanti aneddoti potresti raccontarci. C’è un episodio curioso o particolare che ti è rimasto impresso? Qualcosa che ti ha divertito tanto o che ti ha fornito lo spunto per una riflessione?
Alla base di uno sport, oltre alla serietà con cui va affrontato, c’è una costante di distrazione e divertimento, in fondo non siamo professionisti e corriamo solo per la gloria. Gli episodi curiosi ai quali ho assistito sono innumerevoli ma voglio raccontarne uno che, frutto del mio carattere estroverso, mi ha visto protagonista. Nello svolgimento di una gara, alla quale tenevo in modo particolare, affrontando una serie di curve abbastanza tecniche, per la troppa foga sbagliavo impostazione finendo rovinosamente a terra proprio nel punto dove il pubblico era più numeroso. Non mi sono perso d’animo, mentre ero ancora a terra, tra le gambe degli spettatori, trasformavo il ruzzolone in una ricerca di funghi proprio tra i loro piedi innescando una reazione di sorpresa e divertimento. Svariati sono anche gli episodi che mi hanno colpito per umanità e spirito sportivo. In una gara ero convinto di avere tagliato il traguardo aggiudicandomi il secondo posto ma successivamente e con grande sorpresa scoprivo di essere arrivato per primo. E’ accaduto che chi mi precedeva, Giorgio Sara, un avversario per il quale nutro grande rispetto, all’ultimo giro si fermava per soccorrere un giovane concorrente, vittima di un brutto incidente, rinunciando così ad una vittoria quasi certa.
Cosa consiglieresti ad un giovane che volesse avvicinarsi al mondo della mountain bike?
Quando si pensa al ciclismo lo si deve fare in maniera diversa rispetto ad altri sport, come il calcio ed in generale a quelli di squadra. Nella mountain bike ci si misura ogni giorno con se stessi, cercando di raggiungere i propri limiti e di volta in volta superandoli per migliorarsi. E’ una disciplina che forma il carattere e insegna a non arrendersi mai Naturalmente chi ha talento è avvantaggiato ma con la determinazione si possono raggiungere buoni livelli. Io ne sono un esempio poiché, pur non avendo un talento naturale, sono riuscito ad ottenere i miei successi grazie ad un costante impegno e alla puntigliosa cura nel programmare gli allenamenti.
Concludo l’intervista senza rubare altro tempo prezioso ad Antonello il quale ha risposto alle ultime domande mentre si spogliava di una comoda tuta per indossare maglietta e pantaloncini con rinforzo. Tacitamente mi ha fatto capire che era giunta l’ora di salire in sella.
Ti ringrazio per la disponibilità e ti auguro un futuro ancora ricco di successi affinché ai sei titoli conquistati vadano ad aggiungersene altri sei. In fondo a dispetto dell’età sei ancora un ragazzino.
Le fotografie di Antonello in gara, a corredo di quest’articolo, sono state cortesemente fornite dalla fotografa Rosy Sitzia, alla quale va il mio ringraziamento personale e quello della redazione di Romangia.net.

Gianfranco Fine. (473)

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