Sorso Personaggi illustri: Pietro Antonio Manca

Pietro Antonio Manca - pittore SorsoPietro Antonio Manca, uno dei più tormentati e polemici artisti a cui la Sardegna ha dato i natali, e nello stesso tempo, uno dei massimi pittori sardi del XX secolo, nasce a Sorso l’11 gennaio 1892,  da Giovanna Piredda e Alessandro Manca.
La sua era una famiglia benestante rurale che, tra l’altro, si occupava di allevamento di cavalli. In particolare, uno dei fratelli, Bruno, si occupava di cavalli da corsa.

Probabilmente è ancora vivo nella memoria dei più anziani il ricordo del fantino di fiducia Cicito.

Oltre che una vivace intelligenza, sin da giovane dimostra un carattere estroso come buona parte dei sorsesi, ma anche una tendenza all’introspezione. Pietro Antonio aveva anche un particolare coraggio ed una propensione all’altruismo e alla generosità che lo accompagnerà per tutta la vita. Dopo il lungo periodo sotto le armi, iniziò a guardare con occhio diverso la vita e a dedicarsi alla pittura a tempo pieno.

Pietro Antonio era parco, una persona moderata in tutto. Probabilmente l’abitudine di pitturare da entrambi le parti di un foglio o di un cartoncino che si ritrovava davanti, è da ricondurre a questa tendenza alla sobrietà.

Racconta Andrea Pilo, il professore  appassionato di pittura, che entrato in possesso di un cartoncino raffigurato da entrambi le parti da “Antonino”, usò la massima attenzione per dividerlo in due con l’amico Ausonio Tanda, altro rinomato artista di Sorso.

Nel 1955, col saggio “Concezione immaginativa della pittura italiana in Sardegna“, l’artista sorsese sostiene che il colore è sentito come il principio col quale si manifesta il dramma cosmico e umano.

L’artista basa così la sua prassi pittorica sulla successione “colore, forma, disegno“, sostituendo l’accademico “disegno-forma-colore“.

La carriera di Pietro Antonio Manca artistica tocca importanti traguardi, quali:

Quadriennale nazionale d’arte a Roma nel ’32, ’35 e ’38
Mostre interregionali a Napoli nel ’36 e Firenze nel’38
Mostra internazionale d’arte a Venezia nel ’34 e ’36
Quadriennale di Roma nel ’52, ’55 e ’58
Svariate Mostre regionali d’arte in Sardegna

Alcune sue opere sono presenti nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma.

Ad un certo punto della sua vita, ha iniziato a nutrire la sua arte pittorica con letture ed esperienze che si ricollegano alla mistica della NONVIOLENZA, praticando anche il digiuno alimentare.
Parlando di lui, Remo Branca ebbe a dire che Pietro Antonio, nelle lunghe giornate estive trascorse in solitudine in un capanno di Marritza, si guardava e riguardava in uno specchio trovato in un vecchio cassettone. Così facendo, si guardava nell’intimo per capire chi era veramente. Aveva intrapreso un’intima ricerca di se stesso, facendosi continue domande esistenziali sul significato dell’esistenza umana. Il problema religioso, specialmente nella seconda parte della sua vita, occupava molto della sua mente e della sua coscienza. Quest’ansia interiore la raffigurava con continui e ripetuti autoritratti.

Aldo Cesaraccio raccontava che “Pietrino”, com’era conosciuto nell’ambiente sassarese, “era istintivo, con un’aria
burbanzosa ma innocua”. Con i suoi occhi fissi come due spilli, a chi non lo conosceva poteva apparire uno sguardo cattivo, carico di odio. I lunghi anni di vita avevano smorzato ogni polemica con se stesso e con gli altri, ma lo sguardo a spillo si era attenuato assai poco”.

In giovinezza, soleva coltivare la sua passione per la pittura, rifugiato nel terrazzo dell’abitazione di famiglia. Petronio Pani, suo dirimpettaio in via Fiorentina, racconta un episodio che aiuta a capire il suo carattere intransigente che, in ogni caso, gli anni della vecchiaia avrebbero poi attenuato.
In quei tempi,i rapporti di vicinato erano molto assidui, per cui la madre Giovannina amava trascorrere parte del suo tempo intrattenendo le comari.

Deciso a farle un ritratto, Antonino la fa accomodare nel locale sito al pianterreno. Preso da un moto d’impazienza, ad un certo punto il figlio dà un pugno alla tela, spezzandola in due.

Il suo era semplicemente un continuo PUNTO INTERROGATIVO verso se stesso,la realtà circostante, VERSO LA VITA. Magari era diffidente, ma colmo di benevolenza.

Nello scorrere degli anni, più che un contatto fisiologico con la realtà, cerca di coglierne l’essenza spirituale.
Ebbe a dire di sé: ” Le prime forme del mondo che hanno colpito da ragazzo la mia fantasia sono state i cavalli lanciati al galoppo nelle sagre paesane. Il palio si correva sullo stradone polveroso e su tratturi appena tracciati. Mi passavano davanti agli occhi della mente certi bolidi che non riuscivo a cancellare dalla memoria e che rappresentavo con un mozzicone di matita con quattro segni obliqui e un’asta a mo’ di fantino sulla groppa”

Tra le tante opere, Pietro Antonio raffigurò più volte Giovanni Maria Angioy, figura per lui molto amata, probabilmente perchè rappresentava ciò che era lui, cioè

RIBELLIONE

INSOFFERENZA VERSO LE INGIUSTIZIE

VOGLIA DI CAMBIARE

Pietro Antonio morì il 19 ottobre 1975. Nel “ricordino” per la sua scomparsa, i congiunti fecero stampare un breve scritto di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolarini, in cui si parla della doppia immortalità dell’artista

” E’ l’anima umana, riflesso del cielo,
che l’artista trasfonde nell’opera,
e in questa “creazione”,
frutto del suo genio,
l’artista trova una
seconda immortalità:

la prima in sè,
come ogni altro uomo nato quaggiù,
la seconda nelle sue opere,
attraverso le quali si dona
nel corso dei tempi all’umanità “

(Chiara Lubich )

Nel 1982, In occasione del 90° anniversario della nascita di Pietro Antonio Manca, il C.C.R.S.S. (Centro Culturale Ricreativo Sportivo di Sorso), un’associazione nata da un’intuizione di un gruppo di persone che ruotavano intorno a Petronio Pani e Pietro Falesi, organizzò a Sorso, presso l’attuale Biblioteca Comunale, una rassegna provinciale di pittura aperta ad artisti che con la loro presenza onorarono la memoria del nostro illustre concittadino.

Nel 2006, il Comune di Sassari, per cercare di colmare il vuoto di studi e presenze intorno alla sua figura, ha organizzato una mostra antologica.

Testi e e immagini di Piero Murineddu

Il presente testo, come il filmato realizzato, è frutto delle informazioni e di alcune pubblicazioni avute da Petronio Pani e dal contatto telefonico con Chiara Demelio, sorella di Pietro, figli entrambi di Vanna, l’unica figlia che Pietro Antonio Manca ebbe dalla moglie Evelina. Il lavoro non vuole e non può avere pretese esaustive, ma semplicemente fare da stimolo ad una conoscenza più approfondita che ciascuno può intraprendere, magari servendosi di scritti fatti su di lui da Salvatore Demuro, C.Maltese, P.Cherchi,Maria Luisa Frongia ed altri. Pietro Antonio Manca è una delle tante personalità del passato delle quali è necessario recuperarne la memoria, specialmente per le giovani generazioni, a volte così confuse e prive di riferimenti ideali.

La figura di Pietro Antonio Manca e di altri artisti richiama la necessità che a Sorso nasca finalmente una PINACOTECA COMUNALE che dia degna visibilità ai numerosi talentuosi che hanno dato lustro alla nostra terra e ai tanti che ancora continuano ad operare.

ritratto della madre di Pietro Antonio Manca


(684)

You must be logged in to post a comment Login