Un unico grido dall’isola:lavoro e opere pubbliche

Un unico grido dall’isola:lavoro e opere pubbliche
assemblea cgil, cisl e uil
 Tra crisi e deboli speranze il sindacato sardo fa ripartire la mobilitazione: entro novembre sarà sciopero generale. Ci sono mille e cinquecento persone alla Fiera riunite non al Palazzo dei congressi ma nel padiglione che sinora aveva registrato un simile pienone solo in due occasioni politiche: la discesa in campo di Soru e, cinque anni dopo, il primo comizio di Cappellacci con Berlusconi. C’è il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, e ci sono dirigenti sindacali da tutta l’isola – la rappresentanza giunta dalla Maddalena aveva intrapreso il viaggio alle 3 di notte – per testimoniare le vite low cost di troppi sardi. Vite bruciate dalla questione industriale e dal fisco, che sarebbero state al centro dell’intervento di Raffaele Bonanni: «In Sardegna, l’industria è il settore su cui appoggia ogni altra attività», dice, «non esiste industria se prima non si risolvono i problemi dei trasporti e dell’energia». Bonanni usa parole forti: «Senza industria la Sardegna non avrà occupazione, né un buon turismo e una buona economia del terziario». E poi la bordata finale: «La questione fiscale è la tomba dell’economia italiana». Bonanni suggerisce una doppia vertenza per la Sardegna (con lo Stato e con la Regione), strategia che i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Michele Carrus, Oriana Putzolu, Francesca Ticca hanno messo, nero su bianco, in un documento con un richiamo alla «necessità di impegnare governo e Regione in una forte programmazione di una fase di rinascita economica e sociale per difendere la struttura produttiva e creare, stabilmente, piena e buona occupazione». La richiesta finale è quella di un piano straordinario per le emergenze della Sardegna. Dagli interventi dei dirigenti di Cgil-Cisl e Uil emerge, con una metafora precisa, l’immagine di una Sardegna inclinata come la nave Concordia. «Le nostre strade e il sistema dei trasporti», afferma Masino Fresi della Fit-Cisl di Olbia, sono uguali a quelli di mezzo secolo fa; la rete ferroviaria è a scartamento ridotto. Meridiana, il maggiore vettore con core business in Sardegna, ha 1.700 lavoratori in cassa integrazione». E se in un’isola non esiste la continuità per le persone e per le merci, come fa a svilupparsi?
Dell’industria negata parla Mario Del Rio di E.On: «La politica sta a guardare, indifferente ai problemi dei lavoratori e delle famiglie». Il dramma di Porto Torres che ha visto progressivamente cancellata industria e benessere è racchiuso nella parabola di E.On che, per i sindacati, dovrebbe lasciare il Nord Sardegna per non aver rispettato l’impegno di rinnovare i gruppo della centrale termoelettrica e passare la mano. «Scopriamo, invece, che il governo Letta corteggia E.On per realizzare il gasdotto transadriatico in alternativa a quello russo». Come e quanto è cambiata la pubblica amministrazione in Sardegna, lo spiega Caterina Cocco, (Cgil del Medio Campidano): «La politica ha la responsabilità di trovare i mezzi per riformare le pubbliche amministrazioni e la borocrazia, per ora guardiamo le macerie». Tagli e spending review nell’isola (350 mila statali in meno), non hanno prodotto alcun risultato tangibile. La scuola, è una delle voci dolenti da molti anni a questa parte: «Capita quando tutto viene ridotto a un centro di costo», spiega Maria Luisa Ariu della Cisl. Alla Sardegna spetta il triste record dei Neet, quei giovani che non studiano e non lavorano, «da qui si dovrebbe ripartire», dice Ariu. Gli effetti della crisi coinvolgono tutti i settori in un’isola in cui le grandi aziende vanno via e le piccole devono scavalgare mille ostacoli. La questione agricola, rappresentata da Alessandro Perdixi, racchiude tutti gli elementi di un settore che ha più debiti rispetto alle produzioni;. Persino l’informazione ha in Sardegna un’anomalia se negli ultimi anni sono scomparsi due quotidiani, una radio e un altro quotidiano che pure si stava affermando è fermo dal primo agosto scorso e il suo futuro è fatto di incognite. E poi c’è il caso Sardegna 1, l’emittente creata dal gruppo Ragazzo, acquisita poi da Giorgio Mazzella, presidente della Banca di Credito sardo, le cui quote sono state cedute di recente per poche migliaia di euro. A raccontare la storia della Tv è Piersandro Pillonca, redattore della stessa emittente, penalizzata dall’avvento del digitale terrestre e dalla programmazione che ha badato più ai format nazionali che alle realtà territoriali locali. Le voci autentiche dei protagonisti di tutti i settori produttivi in crisi spiegano meglio di mille analisi sociologiche quanto sta accadendo in Sardegna. Bonanni prende appunti e risponde a tutti; Cgil-Cisl e Uil della Sardegna denunciano il mancato rispetto degli accordi sottoscritti con la giunta regionale. Alla visione fosca e pessimista della condizione economica della Sardegna si accompagna l’urgenza di reagire. Su tutto – spiegano Carrus, Putzolu e Ticca – «rilanciando con il governo centrale e con l’Europa il confronto sulle politiche infrastrutturali, ambientali e sugli investimenti ottenendo il riconoscimento dello status di insularità per la Sardegna»
Da La Nuova Sardegna del 24/10/13

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